Enarmonia, impariamo a conoscerla fondo

Nella precedente lezione di teoria ci siamo occupati a fondo del sistema temperato.

Abbiamo capito per quale motivo sia stato necessaria la sua introduzione nella musica pratica.

Oggi, oltre ad approfondire quest’argomento, ci occuperemo della più importante conseguenza legata all’utilizzo del sistema temperato.

Impareremo infatti a conoscere il fenomeno noto come “enarmonia”.

E come vedrai capiremo quali enormi potenzialità per lo sviluppo dell’armonia offra la possibilità di usare i suoni enarmonici.

Infatti tutti i grandi compositori a partire dal 1700 hanno sfruttato il fenomeno dell’enarmonia, utilizzandolo come un’enorme risorsa per manipolare alcuni tipi di accordi nelle loro composizioni.

Da oggi puoi imparare a capire anche tu come sia possibile farlo.

Buona lezione!

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7 Comments

  1. antonio fortugno

    Ciao. Ma con l’enarmonia non si ha una povertà sonora.
    Non è più interessante avere a disposizione più di 12 suoni.
    Poi con l’elettronica che ci aiuta gli strumenti sono più interessanti.
    Cosa ne pensi?

  2. Leo

    Grazie Francesco per questa interessante lezione! Ora mi è tutto più chiaro! Dunque la scala di DO maggiore e LA minore naturale sono scale enarmoniche?

  3. Dentro la musica

    Ciao! Le scale enarmoniche sono scale formate da suoni enarmonici, cioè sono formate da suoni di uguale altezza che si chiamano in modo diverso (suoni enarmonici appunto). La scala di DO maggiore e LA minore naturale non sono scale enarmoniche; una è maggiore e l’altra è minore e inoltre partono da toniche diverse. Un esempio di due scale enarmoniche è: Do diesis maggiore e Re bemolle maggiore, oppure Fa diesis maggiore e Sol bemolle maggiore. Ad esempio nel primo caso, la scala di Do diesis maggiore è composta da: do# re# mi# fa# sol# la# si#, mentre la scala di Re bemolle maggiore è composta da: reb mib fa solb lab sib do. Se tu confronti ogni singolo grado di queste due scale vedrai che si tratta di suoni enarmonici. Ad esempio, primo grado do# e reb (enarmonici), secondo grado re# e mib (enarmonici), terzo grado mi# e fa (enarmonici), etc.

  4. Dentro la musica

    Ciao, la considerazione che fai è molto interessante. In effetti con l’introduzione del sistema temperato vengono a mancare i cosiddetti “quarti di tono”: cioè tra do e do# noi non possiamo scegliere un suono intermedio (il quarto di tono appunto) se suoniamo uno strumento accordato secondo il sistema temperato (ad esempio il pianoforte). Come hai giustamente sottolineato tu, l’elettronica e l’uso di certi strumenti ci permettono di ovviare a questo inconveniente. Ad esempio nelle comuni tastiere con la “pitch wheel” è possibile ottenere appunto suoni intermedi. Ma questo naturalmente è possibile anche con la chitarra “tirando” opportunamente le corde o con gli strumenti ad arco. Per quanto riguarda l’enarmonia, vedrai in seguito che sono molto importanti le applicazioni e l’uso dei suoni enarmonici in campo armonico (scusa il gioco di parole). Infatti ci sono degli accordi che si prestano molto a essere trasformati enarmonicamente. Ma di questo parleremo abbondantemente più avanti.

  5. leon.anto@libero.it

    Pensare che i pianisti del 1600 dovessero suonare su una tastiera con molti più tasti chissà come suonerebbero di fronte a un piano con una tastiera molto più ridotta 🙂

  6. vertigozz

    La storia dei temperamenti, che tu hai giustamente semplificato, è enormemente più complessa (e matematicamente molto interessante) e non si riduce al problema dei quarti di tono.

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