Alterazioni musicali (parte seconda), da oggi le conoscerai veramente in profondità

Prima di presentare la seconda parte della lezione dedicata alle alterazioni, voglio sottolineare quanto sia importante conoscerle a fondo: ciò ti permetterà di comprendere al meglio il mondo dell’armonia, degli accordi e della composizione in generale.

Oggi andremo in profondità: dopo aver introdotto, nella precedente lezione, gli accidenti più semplici, oggi capiremo, ad esempio, da dove nasca l’esigenza di usare anche le cosiddette “doppie alterazioni”.

Esamineremo al pianoforte come alterare i gradi della scala, in ogni situazione.

In questo modo avremo la necessità di introdurre altri segni grafici, che ci permetteranno il controllo completo dell’alterazione.

Dopo questa seconda parte sarai in grado di capire a fondo:

  1. la differenza tra alterazioni temporanee e alterazioni permanenti
  2. come annullare le alterazioni presenti
  3. come, perchè e quando si usano le doppie alterazioni

Insomma, dopo questa doppia lezione, le alterazioni musicali non saranno più un mistero per te!

Per una miglior comprensione della lezione di oggi, ti consiglio, se non l’hai ancora fatto, di vedere la prima parte della lezione: Alterazioni musicali (parte prima), ecco un modo per capirle veramente.

Se hai già seguito in precedenza la prima parte della lezione, per aiutarti comunque a seguire in modo più chiaro i temi trattati oggi, ho aggiunto un video (il primo) nel quale sono stati riassunti i concetti affrontati nella prima parte della lezione.

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28 Comments

  1. Dentro la musica

    Grazie! Vedrete quanto vi saranno utili tutte queste conoscenze quando entrerete nel mondo degli accordi e dell’armonia!

  2. francesco rocca

    Anche i “noiosi” hanno una storia da raccontare. Francesco, se la “noia” è questa,tu, continua a narrarla senza nessuna esitazione perchè è una bella “noia”!!!

  3. Caro Francesco,
    grazie per questa utilissima lezione!
    Ma non riesco a capire una cosa…Il bequadro usato per annullare l’ alterazione temporanea…se come dice la parola stessa è temporanea perchè devo mettere il bequadro se ad es. in scala DO Magg. passo dal SOL diesis, alterazione temporanea, a SOL? non sarebbe già annullata semplicemente avendo tolto il diesis?

  4. Dentro la musica

    Ciao. Il bequadro viene usato nel seguente modo: innanzitutto annulla tutte le alterazioni permanenti. Per quanto riguarda le alterazioni temporanee bisogna distinguere 2 casi: 1. caso: la nota altrerata è in una battuta (sol# in do maggiore ad es.), mentre quella non alterata (sol naturale sempre in do maggiore) si trova in una battuta successiva. In questo caso non è necessario mettere il bequadro davanti al sol naturale dal momento che la fine di una battuta annulla automaticamente tutte le alterzioni temporanee. 2. caso: la nota alterata (sol#) e quella non alterata (sol naturale) sono all’interno della stessa battuta, prima quella alterata e poi quella non alterata. In questo caso se tu scrivi sol# e poi, nella stessa battuta, scrivi sol senza alcuna indicazione, si intende che il secondo sol è alterato come quello precedente. Questo per convenzione. Dunque se tu invece vuoi che la seconda nota sia una sol naturale devi metterci davanti un bequadro.

  5. amedeo

    …Caro Francesco, il 3 marzo scrivi: Il bequadro viene usato nel seguente modo: innanzitutto annulla tutte le alterazioni permanenti.

    ma annulla tutte le alterazioni permanenti sempre nell’ambito di una battuta….è così?

  6. Dentro la musica

    Esatto: il bequadro annulla le alterazioni permanenti solo nell’ambito della battuta nella quale esso è posto.

  7. Alessandro Infascelli

    Ciao Francesco,
    volevo sapere una cosa, che magari è ovvia ma te lo chiedo per conferma.
    Il doppio diesis e il doppio bemolle alterando di due semitoni una nota e mantenendo comunque la stesso nome della nota di partenza ovvero sia lo stesso grado significa che si tratta sempre di semitoni cromatici.
    Confermi?

  8. Dentro la musica

    Esatto. Do diesis – do doppio diesis è un semitono cromatico proprio perchè mantiene il nome della nota di partenza (come do-do#). Invece se tu avessi avuto do# – re si trattava di un semitono diatonico.

  9. irene69

    sempre grazie innanzitutto ma anch’io, come Freddy80, non ho capito la necessità del bequadro. perchè è necessario? secondo la mia logica (????) la nota senza alcuna alterazione, esiste già. si, ho letto la tua spiegazione, ma continuo a non capire o meglio, a non farmene una ragione. perchè…se leggo una battuta dove è presente sia un sol diesis che un sol naturale, non sento il bisogno che mi venga ricordato attraverso il bequadro…aiuto

  10. Dentro la musica

    E’ molto semplice: per convenzione l’alterazione temporanea dura per tutta la battuta all’interno della quale è messa. Dunque se tu hai sol diesis scritto in una battuta, per convenzione, tutti i sol che vengono dopo il primo con il diesis e che compaiono all’interno della stessa battuta saranno automaticamente diesis senza la necessità di scrivere di nuovo il simbolo del diesis. Dunque se tu all’interno della stessa battuta hai prima un sol diesis e poi un sol sul quale non è scritta alcun alterazione lo devi leggere come sol diesis. Se invece vuoi che quel sol scritto dopo il primo sol diesis sia naturale ci devi mettere un bequadro davanti (questo solo all’interno della stessa battuta perchè la fine di una battuta elimina automaticamente tutte le alterazioni temporanee). Inoltre il bequadro serve per eliminare le alterazioni in chiave (concetto che verrà approfondito anche più avanti). Se sei in la maggiore e dunque hai in chiave il fa# il do# e il sol# nel corso del brano tutte le note fa, do e sol automaticamente dovranno essere lette come fa# do# e sol#. Dunque se ad un certo punto una nota dovesse essere suonata come do naturale è necessario metterci davanti un bequadro che annulla l’alterazione in chiave. In questo caso il bequadro annulla l’alterazione in chiave solo per la durata della battuta nella quale è scritta.

  11. irene69

    Grazie Francesco, è un pò più chiaro. Mi ripropongo di guardare/ascoltare nuovamente la lezione. Buona domenica.

  12. zenis

    Ti chiedo un chiarimento sull’armatura in chiave: c’è un motivo specifico per cui scrivi (si scrivono) le alterazioni permanenti non in ordine naturale ma invece come hai fatto nell’esempio in tonalitá di LA maggiore? Grazie.

  13. Dentro la musica

    L’ordine rispettato è quello del circolo delle quinte. Capirai tutto meglio quando arriverai alle lezioni sul circolo delle quinte appunto. Ciao!

  14. zenis

    Dunque in musica c’è una logica per tutto… fosse così anche nella vita quotidiana! Grazie.

  15. Mynamesandy

    Buonasera maestro, è da tempo che non ci sentiamo. Come sta? Spero bene. Mi piacerebbe se mi aiutasse a chiarire una questione: le doppie alterazioni si trovano soltanto davanti a note già alterate in armatura chiave, oppure anche davanti a note che in chiave non sono alterate? (ci ho pensato, e in questo secondo caso il loro utilizzo mi sembra alquanto inutile, a meno di non voler utilizzare qualche artificio enarmonico). Grazie mille. A presto.

  16. Ciao, l’uso delle doppie alterazioni serve sia nel caso in cui le alterazioni semplici siano già in chiave che nel caso in cui queste siano presenti come alterazioni transitorie all’interno di una battuta.
    Ma naturalmente queste possono essere anche utilizzate senza la presenza delle alterazioni semplici. Ti faccio un esempio: supponiamo di essere nella tonalità di si maggiore. Ora di regola andrebbero messe tutte le alterazioni in chiave compreso il fa diesis. Ma nella musica, a partire dal primo Novecento, spesso non si mettono le alterazioni in chiave dal momento che i passaggi tra le varie tonalità sono molto frequenti e quindi non avrebbe molto senso (vedi ad esempio Debussy). Oppure può capitare che la tonalità di si maggiore venga raggiunta attraverso una modulazione, anche se la tonalità di partenza è ad esempio do maggiore. Come spiegato ampiamente nel ciclo di lezioni sulle modulazioni, quando si modula spesso NON si cambiano le alterazioni in chiave, ma si lasciano quelle di partenza per tutta la durata del brano o per buona parte di esso.
    Dunque in questi 2 casi noi ci troveremmo a essere nella tonalità di si maggiore senza avere in chiave il fa diesis. Ora supponiamo che tu voglia utilizzare il quinto grado innalzato della tonalità di si maggiore: in questo caso userai il fa doppio diesis e NON il sol naturale che è usato per il sesto grado aspbbassato, con un significato completamente diverso.
    Ecco dunque che in questi casi usi le doppie alterazioni indipendentemente dalle alterazioni semplici relative.

  17. Janosecondino

    Ottimo ripasso di cose ESSENZIALI . La ringrazio e complimenti per la chiarezza con cui espone i concetti.

    Janosecondino

  18. dlamfcc17

    Casualmente ho visto una sua videolezione e subito mi ha colpito la sua chiarezza.
    Vedendone altre ne ho avuto la conferma ed ho deciso di intraprendere il corso completo; finora tutto come mi aspettavo, chiaro e seriamente affrontato ogni argomento.
    Sono un principiante che inizia da zero convinto di aver trovato finalmente la strada giusta.
    Complimenti!
    Francesco

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